Prof.
Avv. Ignazio SCOTTO
Ignazio Scotto, novant'anni di vita e di lavoro che non conobbe soste, e quale latitudine di interessi!Il diritto fu la via per investire l'esperienza umana, come appare chiaramente dalla varietà degli argomenti studiati: dal diritto pubblico al privato, all'approfondimento delle varie tematiche del diritto del lavoro ed in particolare del diritto di sciopero. Di particolare significato la sua produzione manualistica, che davvero sintetizza le varie materie trattate, esprimendone panoramiche che difficilmente si ritrovano presso altri. Sono davvero dei planisferi a larga scala che consentono la veduta dell'insieme e del piccolo particolare, spesso puntualizzato con chiarimenti che la cultura composita e la prodigiosa memoria gli consentivano. E non vanno dimenticate le relazione sulle cause, dette senza appunti, precise, talora taglienti, ma che consentivano discussioni appropriate o inducevano alla rassegnazione, contendendo il lavora di udienza nei limiti dell'essenziale. Non è facile seguire una linea nel parlare di Lui perché i ricordi si affollano e la tentazione di non perderne l'immediatezza è forte, specie per chi avendo avuto con Lui consuetudine fin dall'inizio degli studi di diritto amministrativo, or sono più di quarant'anni, lo sente vicino, rivive le esperienze comuni, respira l'aria dei congressi di Varenna, di cui era l'anima, insieme ad altri scomparsi, che non riusciamo a dimenticare, quali il compianto Roherssen. Parlando di Lui rivive un mondo ed un'epoca che non è facile rappresentare ricordando i moltissimi scritti - circa 170 - tra volumi, articoli, note: di particolare interesse queste ultime, soprattutto per la specificità delle questioni puntualizzate e perché provano la validità di una cultura materiata da una grande varietà di interessi, con complementarità di esperienze e di metodi di ricerca, fortemente produttivi, sia per cogliere argomenti nuovi che per precisare concetti già noti. La produzione nel diritto del lavoro tratta argomenti di fondo, come il diritto di sciopero, che risale al 1957, al decennio, cioè, post-Costituzione, quando l'ambiente sociale era particolarmente vivace e Scotto fu sensibile alla situazione, tanto che a quell'epoca risale una diffusa produzione sulle questioni del lavoro e dell'impiego. Agli anni cinquanta risale anche la fondazione delle riviste che hanno dato un contributo essenziale alla conoscenza delle giurisdizioni amministrative, seguite nella loro evoluzione attraverso l'istituzione dei Tar e la giurisdizionalizzazione delle Commissioni tributarie. Nel contempo ebbe l'intuizione dell'importanza di strumenti di ricerca che consentissero di ampliare, senza troppa fatica, la visione nel tempo e pubblicò i massimari decennali che curava personalmente, fino al punto di confidarmi di averci rimesso una diottria! Ho parlato di esperienza diffusa e di impegno continuo durato, in realtà, fino alla fine ed in tutte le direzioni, di produzione scientifica, di partecipazione a convegni, di contatti umani. Ma non è superfluo un accenno alla ricchezza del suo cursus honorem, tanto più notevole perché affiancato all'attività di giudice, di scrittore con produzione continua, di editore. Laureato in giurisprudenza, in scienze politico-amministrative, in diritto canonico ed in lettere, libero docente, incaricato stabilizzato di diritto del lavoro, dall'anno accademico 1963-1964, presso l'Università di Perugia e incaricato di istituzioni di diritto pubblico presso l'Istituto Superiore di Educazione Fisica (di grado universitario) dal 1952 al 1970. Abilitato alla professione di avvocato, entrò nel 1935 nei ruoli della Magistratura ordinaria e nel 1949, per concorso, al Consiglio di Stato. Nel 1952 fu nominato Consigliere di Stato, nel 1969 fu nominato Presidente di Sezione e nel 1978 fu collocato a riposo con la qualifica del Presidente onorario del Consiglio di Stato. Nel 1946, fece parte del Gabinetto del Ministro dell'Industria e del Lavoro. Nel 1947-48 fece parte del Gabinetto presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nel 1957-58 fu Capo di Gabinetto del Ministro del Commercio con l'estero (Ministro CARLI). Era stato Segretario generale dell'Associazione italiana di diritto del lavoro e della sicurezza sociale, Sezione nazionale della Societé internationale du droit et de la sécurité sociale, da lui fondata. Aveva avuto numerosi incarichi all'estero, tra i quali si ricorda segnatamente la frequenza a Southport di un corso sul Governo locale inglese (1947) ed a Manchester di un corso di legislazione inglese sul lavoro (1950). Nel 1958 svolse una missione negli Stati Uniti per una inchiesta di carattere generale sugli scambi tra quel Paese ed il nostro, durante la quale visitò tutti i più importanti centri americani, redigendo una relazione particolareggiata sull'argomento. Frequentò un corso di diritto pubblico americano presso la Southern Methodist University a Dallas, ottenendo il relativo diploma (1967). Era stato Presidente della XX Sezione della Commissione tributaria centrale. Era stato Presidente nazionale del Centro italiano di studi amministrativi, Ente giuridicamente riconosciuto, che si propone di favorire lo studio e l'incremento delle scienze amministrative ed il perfezionamento della pratica amministrativa. In tale veste, ha organizzato oltre a numerosi corsi di studio, una serie di congressi giuridici in materia amministrativa, presentando in ciascuno di essi relazioni e comunicazioni. Era Segretario aggiunto del Comitato permanente per l'unificazione dei Consigli di Stato della CEE dal 1964, da quando cioè il Comitato stesso è stato creato. Conosceva (scriveva e parlava correttamente) francese, inglese, spagnolo ed aveva buone nozioni scolastiche di lingua tedesca. Conosceva latino e greco, segnatamente il latino per aver frequentato l'Università lateranense conseguendo la laurea in utroque iure magna cum laude. Uomo dal forte carattere, non prestò giuramento alla R.S.I. né come ufficiale né come registrato, subendo un processo per diserzione poi archiviato. Aveva fatto parte del Corpo volontari della libertà (Comando II zona ligure) e del Comitato di liberazione nazionale di Savona. Vi è una coerenza in tutte le manifestazioni del suo essere che è di impegno, di qualità, di profondo sentire, che la cultura umanistica ed occidentale ha tenuto vivi fin all'ultimo, inducendo a trasfondere negli altri la sua spinta alla laboriosità ed all'approfondimento, incitandoli non solo alla partecipazione ma a dare il meglio di se stessi, in ogni occasione. Otteneva così che i convegni fossero frequentati, le relazioni raggiungessero dignità scientifica, perché, sapientemente avvertiva, che gli atti sarebbero stati pubblicati, secondo una prassi da lui costantemente seguita. Conosceva gli uomini e ad ognuno domandava il contributo di cui era capace, ma insisteva perché venisse dato, dimostrando che quello che chiedeva, poteva e doveva essere fatto, anche perché il sacrificio sarebbe stato compensato dalla buona riuscita del lavoro che aveva correttamente ripartito. Organizzatore infaticabile, dunque, così come diretto operatore: eravamo abituati a vederlo al lavoro, a riceverne i frutti e pensavamo che ci dovesse accompagnare ancora. Ma, come accompagniamo il nostro prossimo, così c'è Chi ci aspetta ed il contributo che possiamo dare rimane diviso da una linea dolorosa, che distingue quello che abbiamo fatto dall'esempio che siamo stati in grado di lasciare.
Qui virtute vixit virtute vivet......
Ma questo ricordo non deve essere soltanto una testimonianza di affetto e di stima profonda, un ricordo di eventi che saranno diversi, perché Scotto non c'è più; il tempo presente ha ritmi vertiginosi che non consentono di diffondersi in belle parole, capaci di agghindare anche la tristezza e bisogna sforzarsi di riassumere l'esempio di Scotto come propulsivo del nostro lavoro. Immagazzinare esperienze meditando su tutto quello che viene sotto la nostra osservazione, mettendo a frutto ogni particolare, sollecitando ed utilizzando chi è vicino per il meglio che può dare, nello sforzo teso verso la realizzazione del diritto nelle quotidiane vicende. Anche l'esperienza di Scotto ci insegna che solo la continuità dell'impegno e l'approfondimento condotto senza risparmiarsi, può far intravedere squarci di luce, che poi ci accompagnano, ripagandoci del lavoro compiuto, che è fatto di ricerche personali, di scambi di idee, di appunti spesso rimeditati, di argomenti rivisitati a distanza di tempo, magari da un invito di qualche lettore attento o sotto l'impulso di fatti nuovi. Il calamus ci è maestro, al pari del circulus e dei libri: con questa triade tomistica, che consente una sintesi rapida, concludo il ricordo di Scotto e ve ne consegno l'esempio: Bene certavit!